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LE RIFORME SI GIUDICANO DAI RISULTATI Non dagli slogan o dalle promesse.

  • InNews
  • 01 ago 2026

Roma, 1 agosto 2026

La Medicina Generale sta attraversando uno dei passaggi più delicati della sua storia recente. Le decisioni che vengono assunte oggi non riguardano soltanto l’organizzazione del lavoro dei medici, ma il modello stesso di assistenza territoriale che verrà garantito ai cittadini nei prossimi anni.
Per questo ogni scelta organizzativa e contrattuale non può essere valutata sulla base degli slogan o delle dichiarazioni di principio, ma deve essere giudicata per le conseguenze concrete che produrrà sul lavoro dei medici e sulla qualità dell’assistenza ai cittadini.

La recente sottoscrizione dell’Accordo Collettivo Nazionale, con l’introduzione di attività dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità oltre a quelle svolte negli studi professionali, rappresenta per SNAMI un passaggio che merita una profonda riflessione.

Da sempre il sindacato difende un modello fondato sull’autonomia professionale, sul rapporto fiduciario e sulla centralità dello studio del medico di famiglia quale luogo di prossimità, accesso e continuità assistenziale. Negli ultimi anni, invece, si è progressivamente affermata una visione profondamente diversa della professione, lontana dai bisogni reali della categoria e dei pazienti.

Per questo SNAMI ha espresso con chiarezza il proprio dissenso sul ruolo unico. Non si può trasformare il medico di famiglia in una figura chiamata principalmente a rispondere alle esigenze organizzative del sistema, mettendo in secondo piano la relazione fiduciaria con il cittadino e la libertà organizzativa che da sempre caratterizzano la Medicina Generale.

Aumentare gli obblighi organizzativi senza una reale valutazione del loro impatto sul lavoro quotidiano dei medici rappresenta un errore. Il rischio è quello di indebolire proprio ciò che dovrebbe essere maggiormente tutelato: la continuità delle cure e il rapporto fiduciario che costituisce il valore aggiunto della Medicina Generale italiana.

“Un sindacato non può limitarsi a sottoscrivere accordi. Deve avere il coraggio di valutarne gli effetti, di difendere le proprie convinzioni e, quando necessario, di assumere posizioni scomode. La rappresentanza sindacale non si misura dalla capacità di apparire sempre disponibili al compromesso, ma dalla capacità di tutelare realmente la categoria anche quando questo significa porre dei limiti o esprimere un dissenso.” afferma il Presidente nazionale Simona Autunnali.

Quando si affrontano questioni che riguardano la professione, i contratti, l’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e le tutele professionali, una raccolta firme non può essere considerata un’alternativa all’azione sindacale né uno strumento idoneo a incidere direttamente sui processi decisionali. È necessario distinguere con chiarezza la partecipazione dalla rappresentanza. Le petizioni possono dare visibilità a un problema e raccogliere adesioni intorno a una rivendicazione.

“Troppo spesso vengono presentate scorciatoie per ottenere risultati che, nella realtà, richiedono invece un lavoro complesso. Il rischio è quello di alimentare aspettative che difficilmente possono tradursi in cambiamenti concreti. Un sindacato non cambia il futuro della professione attraverso campagne di firme. Lo cambia attraverso la contrattazione, il confronto istituzionale, la competenza e la capacità di incidere nei luoghi dove vengono prese le decisioni. Le firme possono esprimere un malessere, ma il sindacato ha il dovere di trasformarlo in risultati.” conclude il Presidente nazionale Simona Autunnali.

SNAMI continuerà a difendere una Medicina Generale libera, autonoma e realmente territoriale. Una Medicina Generale che non sia chiamata semplicemente a riempire spazi organizzativi, ma che mantenga il proprio ruolo clinico, professionale e fiduciario nei confronti dei cittadini.

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