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CASE DELLA COMUNITÀ, L’ÉQUIPE RAFFORZI LA MEDICINA GENERALE, NON LA SOSTITUISCA

  • InNews
  • 29 lug 2026

Roma, 29 luglio 2026

SNAMI interviene sulle nuove Linee di indirizzo AGENAS dedicate alle équipe multiprofessionali nelle Case della Comunità.

«L’integrazione tra medici di famiglia, infermieri, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti del territorio è un valore e può migliorare concretamente la presa in carico dei pazienti. Ma questo modello deve rafforzare la medicina generale, non trasformare il MMG in un semplice turnista delle strutture», dichiara Simona Autunnali, Presidente Nazionale SNAMI.

«Il rapporto fiduciario tra medico e assistito resta uno dei pilastri dell’assistenza territoriale. La Casa della Comunità deve diventare un luogo di integrazione tra competenze diverse, senza sostituirsi allo studio del medico di famiglia né creare sovrapposizioni di ruoli e responsabilità».

SNAMI guarda con interesse anche alla scelta indicata da AGENAS di prevedere, all’interno della singola équipe, una leadership orizzontale e condivisa, fondata sulla collaborazione tra professionisti e sulla valorizzazione delle diverse competenze. «È un principio importante: l’integrazione funziona se ciascun professionista mantiene il proprio ruolo, la propria autonomia e le proprie responsabilità, lavorando insieme agli altri nell’interesse del paziente, senza gerarchie improprie».

Per SNAMI, il vero banco di prova sarà la capacità delle Case della Comunità di produrre risultati concreti: continuità delle cure, gestione efficace della cronicità, presa in carico dei fragili, riduzione degli accessi impropri in ospedale e maggiore accessibilità ai servizi territoriali.

«Non possiamo valutare la riforma contando soltanto le ore di presenza dei medici o il numero delle strutture aperte. Servono équipe realmente funzionanti, responsabilità cliniche chiare, personale adeguato, diagnostica di primo livello e sistemi informatici interoperabili».

«La Casa della Comunità deve integrarsi con gli studi dei medici di famiglia, non sostituirli. L’équipe deve aggiungere competenze attorno al cittadino, non sottrargli il suo medico», conclude Autunnali.

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