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Dati GIMBE: “Serve una rivoluzione copernicana nella formazione e nelle condizioni di lavoro”

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  • 18 mar 2026

Roma, 18 marzo 2026

Dati GIMBE: “Serve una rivoluzione copernicana nella formazione e nelle condizioni di lavoro”

La medicina generale sta attraversando una fase critica che rischia di compromettere la tenuta dell’assistenza territoriale nel nostro Paese.

Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale, con una media di 1.383 assistiti per medico, ben oltre il rapporto ottimale di 1.200.
Un quadro destinato a peggiorare, considerando che entro il 2028 sono previsti oltre 8.000 pensionamenti a fronte di un numero insufficiente di nuovi ingressi.

«Questi numeri confermano una criticità che come SNAMI denunciamo da tempo – dichiara Simona Autunnali –. Non siamo più di fronte a una difficoltà contingente, ma a una crisi strutturale che richiede interventi immediati e soprattutto una visione di sistema».

SNAMI evidenzia come le risposte finora adottate si siano limitate a soluzioni temporanee: aumento dei massimali, proroghe oltre i 70 anni e utilizzo dei medici in formazione, senza incidere sulle reali cause della crisi.

«Il tema centrale oggi – prosegue Autunnali – è la perdita di attrattività della medicina generale. I giovani medici scelgono altri percorsi perché percepiscono questa professione come poco sostenibile, sia dal punto di vista organizzativo che professionale».

Sulla stessa linea l’analisi di Federico Di Renzo, addetto stampa SNAMI:

«La medicina generale rappresenta il primo punto di accesso al Servizio Sanitario Nazionale e il riferimento per milioni di cittadini. Se questo presidio si indebolisce, si indebolisce l’intero sistema sanitario. È necessario uscire dalla logica delle misure tampone e costruire un modello moderno, capace di integrare realmente territorio, prevenzione e presa in carico delle cronicità».

SNAMI richiama inoltre con forza la necessità di una riforma strutturale della formazione, attraverso l’istituzione della medicina generale come vera e propria specializzazione universitaria, equiparata alle altre discipline mediche. Un passaggio fondamentale per aumentare l’attrattività della professione, garantire una formazione più qualificata e riconoscere pienamente il ruolo strategico del medico di famiglia all’interno del sistema sanitario.

SNAMI sottolinea inoltre come il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche rendano sempre più complesso il lavoro del medico di famiglia, aumentando i carichi assistenziali e riducendo il tempo dedicato ai pazienti.

«Serve una riforma organica – conclude Di Renzo – che intervenga su formazione, organizzazione del lavoro e condizioni professionali. Senza un cambio di passo deciso, il rischio concreto è quello di lasciare un numero crescente di cittadini senza medico di famiglia, con gravi ripercussioni sull’accesso alle cure e sulla qualità dell’assistenza».

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