SE QUESTA È UNA VITTORIA, QUALCUNO CI SPIEGHI DI CHI
- InNews
- 11 giu 2026
Roma, 11 giugno 2026 – “Se le indiscrezioni che stanno emergendo in queste ore dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a un risultato che rischia di scontentare tutti e di non risolvere alcuno dei problemi strutturali della medicina generale italiana”.
È quanto dichiara la tesoriere nazionale SNAMI, Simona Autunnali, commentando le notizie relative al definitivo accantonamento della riforma della medicina generale e al possibile mantenimento del solo obbligo delle sei ore nelle Case di Comunità.
“Se davvero dovessero scomparire la specializzazione universitaria in Medicina Generale, il superamento delle attuali criticità organizzative e ogni ipotesi di evoluzione del sistema, mentre restano il ruolo unico e concediamo un obbligo orario generalizzato di sei ore nelle Case di Comunità erga omnes, non vediamo alcuna vittoria” aggiunge Fabrizio Valeri, presidente SNAMI.
Secondo SNAMI, il rischio concreto è quello di mantenere tutti i difetti dell’attuale modello aggravandoli con nuovi obblighi organizzativi.
“Da una parte si rinuncia alla specializzazione universitaria, che avrebbe finalmente garantito alla Medicina Generale pari dignità accademica rispetto alle altre discipline mediche. Dall’altra si conserva il ruolo unico, una norma che abbiamo contestato fin dalla sua introduzione perché genera disparità, confusione organizzativa e penalizzazioni soprattutto per le nuove generazioni di medici. E, come se non bastasse, si ipotizza di imporre a tutti sei ore obbligatorie nelle Case di Comunità. Ci domandiamo come possa conciliarsi tutto questo con un ruolo unico già oggi estremamente complesso e con studi medici che rappresentano il primo presidio sanitario di prossimità per milioni di cittadini” continua Pasquale Orlando, segretario SNAMI.
Autunnali conclude che il vero problema resta la carenza di medici di famiglia.
“L’Italia continua a perdere professionisti, i pensionamenti aumentano e sempre meno giovani scelgono questo percorso. In questo contesto servivano investimenti, una formazione universitaria moderna, tutele professionali e un’organizzazione realmente sostenibile. Invece rischiamo di trovarci con meno strumenti, meno prospettive e più obblighi. SNAMI continuerà a sostenere la necessità di una vera riforma della Medicina Generale, fondata sulla specializzazione universitaria, sul superamento del ruolo unico, che ha già fallito, e su modelli organizzativi che valorizzino il lavoro dei medici senza svuotare gli studi territoriali. Se alla fine di questa lunga vicenda l’unica novità dovesse essere l’obbligo delle sei ore per tutti, sarebbe difficile definirla una vittoria per la professione e per i cittadini”.