Doctor 33 intervista ANGELO TESTA sulle trattative con la SISAC per il rinnovo contrattuale
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- 17 giu 2014
Sisac tavolo a rischio.
Snami: Regioni vogliono far saltare indennità
«La posizione delle regioni sullo status giuridico del medico convenzionato è estremamente distante dalla nostra. E’ a rischio il futuro sia dell’assistenza primaria sia della continuità assistenziale». Parla Angelo Testa presidente Snami dopo l’incontro, chiesto e ottenuto a parte, con la Sisac nella trattativa per il rinnovo della convenzione. «Vogliamo mettere per iscritto il profilo giuridico del mmg convenzionato, ma i contenuti sono controversi. La legge Balduzzi, da sempre avversata dallo Snami, istituzionalizza le aggregazioni, l’assistenza sulle 24 ore e il ruolo unico tra medici pagati a quota capitaria e colleghi pagati a quota oraria. Per le regioni ciò vuol dire che tutti – medici di assistenza primaria e di “guardia” - facciamo tutto, ruotando in studi attrezzati non solo nelle Uccp ma anche nelle aggregazioni funzionali territoriali-Aft».
Infatti, ora si scopre che nemmeno nelle Aft, in apparenza meno vincolanti, è garantito che i medici di assistenza primaria esistenti abbiano convenienza a restare nei propri studi. «Fin qui – spiega Testa - sapevamo che le indennità informatica e per l’infermiere sarebbero state redistribuite solo dove la regione investiva per creare sedi attrezzate di unità di cure primarie-Uccp dove i Mmg lavorano insieme, senza oneri produttivi. Le regioni ci hanno spiegato che anche dove ci sono aggregazioni funzionali i medici di assistenza primaria manterranno i propri studi e oneri ma i medici di continuità assistenziale saranno messi in una struttura che sarà la sede dell’Aft. In prospettiva, l’obiettivo è che quando noi non siamo nei nostri studi il medico di continuità assistenziale venga a completare l’orario richiesto dall’Asl; l’obiettivo tendenziale è produrre prestazioni sul territorio a costi inferiori. E’ difficile immaginare che la perdita progressiva di scelte che il nuovo scenario prefigura per i medici di assistenza primaria darà vantaggi economici ai colleghi pagati a quota oraria; più facile pensare che le regioni vogliano risparmiare e che tra qualche anno la legge Balduzzi realizzi una medicina dei poveri magari assumendo personale medico non italiano, pagato di meno». In settimana si chiudono le consultazioni a tavoli separati.
Testa non è ottimista. «Ci vuole un’impennata di tutta la categoria. Altri sindacati la legge Balduzzi la hanno sempre lodata ed è difficile pensare ad un loro cambio di rotta. Però il loro sogno di rifondare la medicina generale sulla base di modelli (utopistici e costosi) costruiti dai medici e non dalle regioni, già divise tra loro, pare lontano».
Mauro Miserendino -17 giugno 2014