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Snami: contro Ps intasati no Case salute ma più rinvii a Mmg (da Doctor 33 del 29-4-2014)

Snami: contro Ps intasati no Case salute ma più rinvii a Mmg


 «Ci potranno essere mille filtri nel territorio e mille case della salute ma saranno sempre più intasati. Se lei prenota un elettrocardiogramma ed una visita cardiologica e ha l'appuntamento dopo sei mesi sarà tentato oppure no, se ha solo un lieve malessere, di recarsi subito ad un pronto soccorso?». Con queste parole Angelo Testa presidente del sindacato Snami in un’intervista al sito del suo sindacato spiega come i costi delle case della salute non ben previsti dala parte pubblica e soprattutto dalla legge Balduzzi del 2012, potrebbero portare alla fine del Ssn universalistico fin qui noto. La soluzione, per Testa, è «estrapolare i movimenti di tutti i pazienti che si recano volontariamente al pronto soccorso e stabilirne le motivazioni e quindi rinviare al medico di medicina generale il paziente che ha necessità di accertamenti procrastinabili e non urgenti e fargli pagare la somma dei vari ticket degli accertamenti eventualmente effettuati»

Gli investimenti per potenziare il territorio sulle urgenze non risolvono l’intasamento degli ospedali come dimostra l’esperienza in Emilia Romagna dove lo scorso anno a Bologna le prestazioni in Ps sono cresciute da 923 mila a un milione, nonostante l’avvento delle case della salute preposte anche allo screening per depistare i “codici bianchi”, cioè i pazienti non urgenti. Pazienti che sono “poco malati”: «I medici Snami sono “al fronte” tutti i giorni nel territorio e possono monitorare il fenomeno anche nei minimi particolari. Le regioni ora «vogliono ‘ospedalizzare’ il territorio creando nuovi centri di spesa: Case della salute, Aft e Uccp. Viceversa Snami pensa che la continuità delle cure si debba porre in essere favorendo la deospedalizzazione, portando personale nel territorio, rafforzando le residenze assistenziali per anziani e migliorando le forme di assistenza domiciliare integrata come l'adi, la cui attivazione oggi vede ben 48 ore di latenza alla faccia della continuità delle cure».


Mauro Miserendino