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CASE DELLA SALUTE :NON E' TUTTO ORO.....ANZI! (pubblicato su Doctor N.33 il 3 aprile 2014)

  • InNews
  • 03 apr 2014

Case salute, Snami: non curano i cronici e non aiutano Mmg


In vista della convocazione per la trattativa in Sisac l’11 aprile il presidente Snami Angelo Testa avverte le regioni: la professione si è accorta che le case della salute non sono il rimedio alle cronicità, non hanno fin qui sgravato i pronti soccorso dai “codici bianchi” e in realtà sono un cavallo di Troia per introdurre nell’accordo dei mmg compiti estranei, e a costo zero perché i contratti sono bloccati. Nondimeno, «poichè le esperienze di casa della salute sono le più varie, Snami ha lanciato in questi giorni il progetto Domus, per censire le attuali case della salute e la loro attività. Nell’ambito del progetto, coordinato da Domenico Salvago e Salvatore Santacroce dell'esecutivo nazionale e da Valerio Nori e Sergio Baglioni,  di Snami Rimini e Snami Firenze,- sentiremo medici, pazienti, associazioni di cittadini e amministratori locali». «Le case della salute –sottolinea Testa- non hanno nulla a che fare con le attività che il medico di famiglia dovrebbe svolgere sul territorio sui pazienti cronici. Sono “vendute “ come un piccolo pronto soccorso e la panacea per risolvere le difficoltà del territorio. Ma non saranno finanziate e non potranno andare avanti, e dove si faranno spariranno gli ambulatori dei Mmg dai piccoli paesi, avremo dei super market della sanità». Senza contare che, strutturando il territorio per far fronte alle lungodegenze e alle dimissioni precoci dagli ospedali, «c'è il rischio di una deriva verso un’ospedalizzazione della medicina territoriale, la brutta copia di un sistema che viaggia secondo procedure della medicina specialistica con percorsi granitici, standardizzati, codificati e rigidi. Snami – avverte Testa - considera insostituibile il rapporto duale tra medico e il paziente che lo ha liberamente scelto. Ad oggi il cittadino ha un solido riferimento professionale indipendente e autonomo in cui l'esperienza del curante è essenziale nel coniugare la valutazione dei problemi clinici con un'approfondita conoscenza del vissuto del soggetto. Sostituire questo con il rapporto paziente-struttura è perdente per la qualità della assistenza, e rischia di essere più oneroso per il Ssn visto l'aumento delle richieste di quella minoranza di pazienti che già oggi “consuma la maggior parte delle risorse” e di quella frangia di assistiti che quotidianamente cerchiamo di frenare nella loro corsa compulsiva al consumo di farmaci, esami e visite specialistiche».
Mauro Miserendino
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