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Avvenire contro alcool

Avvenire 30/04/2008, Pagina A01

RISCHIO SBALLO

«Il fisico a quell’età – spiegano i camici bianchi – non è ancora preparato a metabolizzare gli alcolici Le conseguenze: danni certi al fegato, un maggior pericolo di dipendenza E gli incidenti al volante»

«Alcol ad alto rischio per i giovanissimi»
 I medici di famiglia: vietarlo come il fumo

Campagna permanente lanciata dal sindacato Snami: saremo pronti a diffondere tra i giovani (anche nelle scuole) le informazioni sui rischi di salute che corrono
 DA MILANO ENRICO NEGROTTI
 C
ontrastare il consumo di alcolici da parte degli adolescenti, una vera e propria emergenza sanitaria misconosciuta e sottovalutata. È l’obiettivo che si pongono i medici di famiglia, che sono disposi a mettersi in gioco personalmente per spiegare ai giovani i danni che l’alcol provoca su organismi non completamente formati. Vanno in questa direzione la campagna «L’alcol distrugge il futuro» che viene lanciata dallo Snami (uno dei maggiori sindacati dei medici di famiglia) e i corsi per formare medici al compito di diffondere, a partire dalle scuole, la consapevolezza che l’assunzione di alcol porta solo danni certi alla salute, rischi di dipendenza in età giovanile e adulta, oltre a moltiplicare i pericoli al volante. «Il dato da cui partire – osserva il presidente nazionale dello Snami Mauro Martini – è che già il consumo di alcolici, senza arrivare all’abuso, nell’adolescenza provoca danni all’organismo, principalmente a carico del fegato.
  Inoltre provocando dipendenza sin dagli anni giovanili accresce il rischio di esserlo in età futura». I pericoli sono certi, e sono molto concreti, sottolinea Martini: «Fino all’età adulta (che possiamo convenzionalmente indicare a 18 anni, ma per qualcuno anche dopo) l’organismo non è preparato a metabolizzare l’alcol, che non è un elemento nutriente fisiologico di cui il corpo abbia bisogno, come le proteine, carboidrati e zuccheri e vitamine. Quindi il fegato del ragazzo non risponde in modo adeguato, si ammala più facilmente e va incontro anche alla dipendenza. Bere a 14 anni non è lo stesso che farlo a 30, quando un uso corretto del vino è positivo». Di fronte ai rischi per i giovani, osserva ancora Martini, le risposte sono inadeguate: «Occorrerebbe
avere la stessa consapevolezza che c’è nei confronti del rischio droga e dei danni del fumo. Come è vietato vendere sigarette ai minorenni, dovrebbe essere vietato anche l’alcol». In questa direzione le istituzioni latitano, lamenta il vicepresidente dello Snami, Francesco Pecora: «Quando si verifica un grave incidente stradale o l’investimento di pedoni da parte di autisti ubriachi, i mezzi di informazione e le istituzioni si muovono, sull’onda dell’emozione. Poi quando altre emozioni prevalgono, del tema ci si scorda. Fino alla strage successiva». Invece, secondo lo Snami, dovrebbe diventare «un problema permanente, come vuole essere la nostra campagna – sottolinea Pecora – che non a caso abbiamo chiamato: “L’alcol distrugge il futuro”. Vogliamo rendere consapevoli i giovanissimi che i danni sono concreti e reali e riguardano la loro vita. E un pericolo sono anche le pubblicità di prodotti moderatamente alcoliche, perché se ne bevono molti, e l’effetto dell’alcol si somma». Per prepararsi alla sfida, lo Snami sta organizzando corsi per i medici (a partire dal prossimo convegno a Cervia dal 20 al 25 maggio, con crediti Ecm) per diventare capaci di intercettare le domande di chiarimento che vengono dai giovani: «I medici di famiglia sono 50mila – osserva Martini –. Occorre preparare una bella squadra che possa rivolgersi ai luoghi di aggregazione dei giovani, a partire dalle scuole, per illustrare loro i danni dell’alcol e perché è opportuno rinunciarvi». 
 



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