| Inutile criminalizzare i medici di famiglia quando certificano per brevi assenze sulla base dei sintomi riferiti dall’assistito e che non possono essere verificati. Sarebbe più logico affidare al cittadino, e al suo senso di responsabilità, la gestione di queste situazioni Milano, 12 giugno 2009 - “Non è pensabile che si risolva la questione dell’assenteismo inasprendo le responsabilità penali dei medici di famiglia. Siamo dunque completamente d’accordo con la dichiarazione resa dalla Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri” ha dichiarato Mauro Martini, presidente nazionale dello SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani). Il riferimento è allo scalpore suscitato dalla previsione, all’interno del Decreto Brunetta, di sanzioni per i medici che attestino “falsamente uno stato di malattia”. “La critica dello SNAMI parte da due ordini di considerazioni.” spiega Martini “Il primo è che nella maggioranza dei casi il medico certifica brevi assenze dal lavoro sulla base di sintomi, non di malattie comprovate da riscontri obiettivi. Questo fa una profonda differenza, che evidentemente il decreto trascura. L’assistito che entra in ambulatorio dice “ho mal di testa”, e il medico non ha modo di stabilire se è vero o meno. A quel punto il paziente potrebbe soffrire di un disturbo tensivo o di un tumore cerebrale e la diagnosi si avrebbe soltanto nel momento in cui si stabilisse la causa. Il che richiederebbe indagini strumentali, il ricorso alle strutture specialistiche e soprattutto tempo. La buona pratica richiede la cosiddetta attesa vigile: se il disturbo si risolve rapidamente, non servono ulteriori approfondimenti”. Ma il secondo punto che lo SNAMI tiene a porre in evidenza è un altro: l’idea che il medico di famiglia possa autoritariamente contestare al paziente che lui avverte realmente quei sintomi rientra nella logica di un rapporto paternalistico che ormai non esiste più, e cercare di restauralo può solo incrinare la fiducia che si crea tra medico e assistito. “Sarebbe più logico, e producente, che si affidasse ai cittadini stessi la responsabilità dei brevissimi periodi di indisposizione, per esempio fino a tre giorni” dice Martini. “E’ una proposta che lo SNAMI ha fatto in tempi non sospetti e che mantiene tutta la sua razionalità, anche economica. Quanto alle chiamate di correo è inutile girarci attorno: chi attesta una diagnosi falsa – una diagnosi vera, non la semplice ricognizione dei sintomi – incorre nel reato di falso ideologico, già ampiamente perseguibile. Fare come se oggi esistessero chissà quali comportamenti illeciti e diffusi serve soltanto a criminalizzare una categoria”. Il Sindacato chiede dunque di incontrare quanto prima gli organismi competenti su questa materia, al fine di formare un tavolo tecnico e di portare il proprio fattivo contributo nel merito. Con la massima disponibilità, ma nella massima chiarezza. Per ulteriori informazioni: Dottor Stefano Nobili, Addetto stampa nazionale SNAMI |